After all the 'emergency situation' coverage in the English press, I wonder if this piece from the Italian wing of ANSA will get similar attention:

Il sito archeologico di Pompei si trova "in uno stato di indecenza e quindi abbiamo deciso di nominare un commissario per restituirlo al suo ruolo". Così il premier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa che ha concluso la riunione del Cdm a Napoli. "Abbiamo nominato commissario straordinario il prefetto Renato Profili - ha aggiunto Berlusconi - per riportare Pompei, che non è solo patrimonio di Napoli e della Campania, ma che è patrimonio dell' umanità per l' Unesco e quindi del mondo, alla dignità che merita".

BONDI AFFRONTA EMERGENZA: PRIORITA' ABUSIVI
La prima cosa da fare per Pompei? "Cacciare gli abusivi", taglia corto il nuovo commissario Renato Profili. Ministro e sottosegretario, dopo una passeggiata a passo di carica tra le eccellenze dell'area archeologica appena commissariata, lo hanno appena ufficialmente investito di pieni poteri, "poteri ordinatori e derogatori", precisa davanti alla stampa il sottosegretario Francesco Maria Giro. A Pompei il prefetto gestirà la cassa - i 40 milioni di euro della Soprintendenza a cui si dovrebbero aggiungere altri 17 milioni della Regione Campania - e dovrà affrontare di petto, da subito, gli abusi più vistosi, "dall'abusivismo al ristorante, dai cani randagi ai servizi igienici pessimi", ricorda Bondi. Ma non solo: contestualmente Profili dovrà mettere mano alla questione custodi, riorganizzandone il lavoro, rimettendo in riga "gli svogliati e i senza divisa".

Di nuove assunzioni, almeno per ora, non se ne parla. E' vero che l'ordinanza prevede la possibilità di ricorrere ad agenzie di vigilanza privata, ma lui chiarisce di non volerne sapere: "di agenzie private non voglio sentir parlare - reagisce nervoso all'ennesima domanda - io conosco solo lo Stato, i carabinieri, la Finanza, la Polizia". Per ora ci si arrangia con quello che c'é, 150 custodi che tra turni, servizi notturni, malattie e ferie si traducono in non più di 30 unità per turno, spalmati su un'area enorme anche contando le poche case aperte. E proprio quello della apertura al pubblico, delle tante case restaurate eppure ancora inaccessibili (le visitabili sono il 35%) sarà il secondo punto nell'agenda del commissario. Bondi ne sottolinea l'esigenza già mentre visita, guidato dal soprintendente Pietro Guzzo, la casa di Menandro. Attorniato dal piccolo plotone di addetti ai lavori e parlamentari ( ci sono Diana De Feo il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino, il parlamentare della pdl Cesano) il ministro chiede quante siano le case ancora chiuse. Il soprintendente gli mostra una piantina che le indica, evidenziate in giallo, lui sgrana gli occhi, gli scappa un esclamativo ("Ma sono la maggioranza!!") poi ridimensiona i toni, parla di "impressionante enormità del potenziale" di Pompei. Tant'é.

"Bisogna aprire, far vedere al mondo che ci muoviamo", commenta poi tornando con il commissario verso l'Auditorium, dove è prevista una riunione tecnica. I cronisti gli fanno notare che non ha visitato le zone del degrado. "La situazione la conosco ora bisogna agire", risponde. Le piante con le case aperte e quelle chiuse, le ha volute tenere. "Le mostrerò ai colleghi in consiglio dei ministrì, assicura. Nell'auditorium la riunone tecnica dura mezz'ora, a Napoli aspetta il Cdm. "Questo è un giorno importante, per me è la prima vera prova da ministro", esordisce poi Bondi parlando alla stampa. Tre, riferisce, i punti messi a fuoco nella riunione alla quale ha partecipato anche il presidente del consiglio superiore Salvatore Settis: gestione dell'emergenza e riaperture, ma per il futuro anche nuove modalita di gestione, con aperture a enti locali, fondazioni bancarie , private. "Il lavoro comincia adesso", sottolinea Bondi. Che poi lascia al sottosegretario Giro il compito di finire la conferenza stampa. Un giornalista giapponese insiste nel chiedere se sono state individuate responsabilità, perché si sia arrivati fino a questo punto. Per tutti alla fine risponde Settis: "più che colpe individuali - dice - parlerei di una lunga sedimentazione di microproblemi". Ma la scelta del commissario, conclude il professore che da settimane sta incalzando il ministro sul dramma dei tagli che incombono sulla cultura, "é potenzialmente promettente".